Ciao Luca.
Come penso già saprai non potrò essere presente al tuo matrimonio. Mi privo anche dell’ennesima occasione per conoscere la tua ormai prossima moglie Michela. Non pensare che ciò mi dispiaccia. Tutt’ altro. Sai che rottura di coglioni sarebbe presentarsi il primo sabato di settembre, l’ unico mese dell anno riservato alla riflessione, e fare finita che Agosto abbia 33 giorni solo perché tu hai deciso che vuoi inizare, o finire, l’ anno con questa triste, meccanica, e, permettimi di dire, inutile unione coniugale. Ma poi mi vuoi spiegare perché hai scelto di sposarti? Che cosa vuoi dimostrare? E non mi dire che lo fai per amore, “un gesto all’insegna del romanticismo, ormai morto nel 21 secolo.” Te lo dico io: non c’è nulla di romantico nel matrimonio. Anzi, l’essenza del romanticismo e dell’amore risiede proprio nell’incertezza. Con il matrimonio tutto questo finisce. Già mi immagino qualche mese fa quando hai deciso di spegnere il tuo fuoco ormai ridotto a brace. Vergognati. Tu e tutti coloro che decidono di burocratizzare pure l’unica cosa spontanea che resta nella vita.
Ma d’altronde il mio posto vuoto a quel tavolo sottolinea il mio menefreghismo nei tuoi confronti. Se me ne fosse importato veramente qualcosa, sarei venuto almeno a dirtelo in faccia. Invece ti lascio con i tuoi chiodi, utili a fissare la lapide delle occasioni buttate al cesso.
Come disse un uomo dei portici bolognesi “ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me cos’è la liberta”
