Forse è il cuscino, devo girarlo dall’altra parte, non lo so, forse è il caldo, forse sono le gocce di sudore che lentamente scendono dalla fronte.
Sono contro l’aria condizionata, mi da la sensazione di respirare aria artificiale, me ne vanto spesso di non usarla, la vorrei terribilmente ora, pagherei oro per averla.
Forse non è l’aria condizionata, forse è questo fastidioso senso di inquietudine che mi pervade a non farmi addormentare.
Mi volto e mi rivolto sospirando, direbbe Rosa Balistrieri, grandissima cantante, testi di una grande profondità e umanità, è stata scoperta dopo la sua morte, che sfiga, che incubo.
Oggi mi trovavo a Termini, mi destreggiavo fra turisti frenetici schivando le ruote dei loro trolley, guardavo con occhio sospettoso chiunque portasse una tuta temendo fosse un furbo borseggiatore.
Esco dalla stazione e mentre mi dirigo all’uscita, uno dei senzatetto che compone quell’unicum che è l’ecosistema della stazione mi urla da dietro ‘Dopo Edipo non è stato scritto più niente di originale’ il mio cuore a quella dichiarazione intellettuale sobbalza, tremolante chiedo spiegazioni e prendo per vero quello che ha detto.
Lui non mi risponde, io insito, mi dice nuovamente che dopo Edipo non è stato scritto più niente, non posso crederci, uno sconforto del genere, un senso di solitudine tale da farmi venire la pelle d’oca.
Voglio sapere di più, non aspettavo altra conferma se non quella di quello stravagante personaggio, lui aveva detto ciò che pensavo ma non avevo mai osato dire.
Lo guardo fisso negli occhi, e dopo quella verità profetica mi chiede degli spicci, rispondo con vergogna che ho solo carta, mi sento un cane ogni volta che mi trovo costretto a fare questa questa affermazione, mi sento marcio dentro, possedere del denaro digitalizzato mi fa vergognare, pone delle barriere con il mondo, perdo la materialità del denaro che lentamente diventa un concetto esclusivamente astratto.
Lui giustamente mi manda a quel paese, mi ha detto una verità compressa in un’affermazione ed io ho ripagato con un borghese ‘ho solo la carta’.
Non so se sia Edipo realmente nel panorama letterario internazionale, ma la causa della mia insonnia sembra nascere proprio dal presentimento che non ci sia realmente pini contenuto che possa fregiarsi dell’aggettivo di originale.
Penso a storie, racconti, curiosità, soggetti filmografici e dentro di me non c’è niente di originale, non c’è niente che valga la pena di essere raccontato.
Cambiano le forme, le prospettive , ma l’essenza di tutto quello che mi viene in mente è il frutto di qualcosa che è stato già pensato e sperimentato nei giorni, nei mesi, negli anni, nei secoli precedenti a questa mia riflessione insonne.
Penso ai grandi intellettuali e scrittori, anche loro peccano di originalità per quanto ciò possa apparire come una bestemmia, anche loro hanno solamente modificato l’inter per arrivare ad una determinata sfaccettatura della natura umana già esaminata.
Credo che il discorso si possa spostare sulla natura stessa dell’umanità che rimane invariata, tutto è stato già scritto perché noi siamo i soliti di sempre, non siamo cambiati di una virgola.
Ciò che cambia sono forse le città, le strade, i muri, ma l’uomo rimane tale ed è vittima della sua stessa natura.
Ci deve essere una novità assoluta, almeno una che sia degna di nota, provo a fare mente locale mentre le gocce di sudore, sempre più numerose scendono a valanga.
Scrivere mi è necessario per vivere, ma scrivere qualcosa mi lascia insoddisfatto, mi fa sentire disonesto intellettualmente, perché sento che sotto sotto sto copiando qualcuno che neanche conosco, di cui non ho letto nulla.
Forse dovrei esplorare qualche tabù, ma di quelli se non parla già, sono stati sistematizzati, divisi in categorie, mi immagino una storia di un incesto e credo di poter sviluppare quella storia.
Sobbalzo nuovamente, Edipo, stavo copiando l’Edipo e nuovamente non mi stavo rendendo conto di copiare.
Se è stato tuto già scritto, se ci siamo già esplorati interamente portando a galla ogni vizio ed ogni virtù che ci appartiene in quanto esseri umani, perché lottiamo per cambiare le cose?
Che cosa intendiamo quando parliamo di progresso, perché ogni sforzo per costruire qualcosa di nuovo ci rende così instabili da volere dell’altro.
Forse ogni nostro sforzo di cambiamento è in realtà un’amara constatazione di quanto si rimanga ancorati alla nostra natura, all’impossibilità di cambiare noi stessi e quindi ingabbiati in una nevrosi generalizzata cerchiamo di cambiare ciò che è all’infuori di noi.
Come posso essere così a corto di idee, come posso pensare di imprimere novità se da Edipo abbiamo solamente copiato: generazioni di scrittori, politici, condottieri, intellettuali e mercanti hanno solo copiato, hanno ripreso, trasformato ed adattato al contesto.
Il mondo è finito dopo Edipo perché non c’è altro contenuto per cui vada la pena lottare, non c’è futuro che porti ad una trasformazione.
Nello sconforto più totale sento uno stimolo, sento che è possibile immaginare, immaginare come fa chiunque, non ci si può arrendere, la necessità di scendere a compromessi con i propri limiti è necessaria, perché è necessario imprime qualcosa, lasciare un segno che per quanto già sentito ed espresso possa quantomeno avvicinarsi al vago concetto di autenticità.
Bisogna avere speranza nel nulla, bisogna accettare di vivere, sentire e pensare come hanno fatto generazioni prima di noi.
È stato tutto già scritto, anche che è stato tutto già scritto è stato già scritto, non fa niente.
